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Prima tappa per la mostra/convegno "Ritratti di idee": prossimo appuntamento a Livorno il 12 dicembre
lambretta
06-12-2017

panam

 

 

 

Costruire l'identità di un territorio. Centrare la definizione esatta di un mondo imprenditoriale, attraverso la sua storia. Questo il valore della memoria, del ricostruire a ritroso i passi eccezionali compiuti da uomini geniali e brillanti imprenditori, la cui storia ha a volte lambito la Maremma e il Tirreno, altre volte l'ha permeata, ma - sempre – lasciando un segno.

Un esempio di imprenditoria che fissa i paletti del percorso, dà coraggio per il futuro e insegna anche a credere nelle proprie idee.

Queste le riflessioni che hanno accompagnato il pomeriggio del 5 dicembre, tappa maremmana dell'evento “Ritratti di idee di uomini e di imprese nella storia della Maremma e del Tirreno”, in attesa del debutto a Livorno, il prossimo 12 dicembre alle ore 17:30.

L'avventura del primo protagonista del convegno è di quelle che fanno sognare: Ferdinando Innocenti, produttore della Lambretta, veicolo entrato di diritto nel mito e nella storia dell'industria italiana.

La storia del geniale imprenditore italiano si è intrecciata con quella di Grosseto in un modo profondo, più di quanto non riportino le cronache più conosciute.

“Non è necessario nascere in una città per rimanergli fedele, ma sono le circostanze che fanno sì che vi restiamo legati, nel tempo – ha raccontato Giuseppe Giovannetti storico dell’auto e responsabile dell’Archivio & Biblioteca del Topolino Club Livorno - Innocenti restò legato alla sua città, Grosseto, per la quale fece una donazione per la costruzione dell’ospedale di 400 milioni.

La città, riconoscente, lo premiò con il primo “Grifone d’Oro”, nel 1958: il principale premio cittadino nacque per lui. Nato a Pescia, in Val di Nievole, con la famiglia si trasferì all’inizio del '900 a Grosseto, dove il padre mantenne la sua attività di fabbro iniziando, anche, la vendita di ferramenta. Nel “Palazzo Innocenti” in Corso Carlo Alberto, oggi Corso Carducci, nel 1906, mentre frequentava il triennio della scuola tecnica, iniziò a collaborare nell’officina di famiglia».

A Grosseto, oltre all'epopea appassionante della Lambretta, grande spazio ha ricevuto l'avventura di Raimondo Vivarelli e delle pale eoliche che hanno trasformato il volto della Maremma. Una incredibile storia d'impresa testimoniata dalle parole di Giovanni Vivarelli, pronipote di Raimondo.

Nell'epoca in cui la malaria infatti continuava a proliferare nelle pianure del grossetano e il territorio era ancora invaso dalle paludi, l'ingegner Raimondo Vivarelli ebbe l'intuito di spingere lo sguardo altrove, e di capire che le pale eoliche texane, utilizzate per estrarre acqua dolce dalle falde freatiche sfruttando l'energia del vento, stavano rivoluzionando il Far West.

Dall'America della grande frontiera le pale eoliche approdarono dunque in Maremma, quasi nello stesso periodo in cui i butteri sfidavano Buffalo Bill.

Prendendo a modello i prototipi americani, infatti, l'ingegnere ideò e realizzò in Maremma le pale eoliche orientabili, idea semplice quanto rivoluzionaria: una grande ruota a pale prendeva l'energia dal vento; essendo le pale orientabili, la sua forza poteva essere sfruttata sempre, da qualunque parte esso soffiasse. E l'energia eolica faceva salire l'acqua dei pozzi che i contadini avevano scavato,
quell'acqua quanto mai necessaria per lo sviluppo dell'economia agricola del territorio.

In questo modo i grandi appezzamenti di terreno, un tempo regno della zanzara anofele che diffondeva la malaria, diventarono poderi rigogliosi ed insediamenti abitativi sempre più importanti: la Maremma di oggi, dunque, con i suoi borghi e il suo turismo.

La prima fabbrica di pompe a vento fu costituita da Raimondo Vivarelli nel 1872 a Grosseto, in un capannone di via Mazzini. L'officina crebbe fino ad avere 150 dipendenti e fu in seguito spostata in via Senese. La prima pompa fu impiantata a Talamone, nel padule di Jader Vivarelli.


E ancora: i maestri del ferro come Carlo Reishammer e le fonderie di Follonica, che hanno realizzato opere di straordinaria bellezza in tutto il territorio tirrenico e maremmano, dalla Chiesa di San Leopoldo a Follonica ai “delfini” di Ardenza a Livorno, sono stati presentati da Claudia Mori, direttrice del museo MAGMA di Follonica. Nel pieno dell'800, grazie a Reishammer, architetto, progettista del primo ponte sospeso sull'Ombrone - mai realizzato – e, nel 1841, commissario per il compimento della Ferrovia Leopolda tra Livorno e Firenze, sovrintendendo poi, a partire dal 1850, alla realizzazione di tutte le ferrovie del Granducato di Toscana fino al 1859, fu capace di trasformare in poesia la lavorazione del ferro.

Un inesauribile percorso di affascinanti e sorprendenti storie da riscoprire, che proseguirà martedì prossimo a Livorno, con la provincia labronica protagonista indiscussa.


chiesa san leopoldo        pala eolica

Ultima modifica: mercoledì 06 dicembre 2017

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